Rumilly

e la gente che abita nei negozi

Da un po’ di mesi abito a Rumilly, un paesino dell’Haute Savoie. Per essere più precisi, abito dopo il ponte. Questa frase che per noi tutti non significa niente di particolare, per i rumilliani ha un senso ben preciso. Dopo il ponte significa laggiù, lontano, dall’altra parte della città.

  • rumilly e la gente che abita nei negozi

Da un po’ di mesi abito a Rumilly, un paesino dell’Haute-Savoie. Per essere più precisi, abito dopo il ponte. Questa frase che per noi tutti non significa niente di particolare, per i rumilliani ha un senso ben preciso. Dopo il ponte significa laggiù, lontano, dall’altra parte della città. Quel posto in cui non si va, o giusta una volta all’anno, proprio se capita. Questa dei rumilliani non è solo pigrizia o ritrosia da paesano, ma è qualcosa di molto più viscerale che appartiene alla memoria geografica degli abitanti. Bisogna considerare che il ponte in questione è sospeso a 25 metri d’altezza, sopra una gola profonda dove scorre il fiume Chéran, e che la data della sua creazione è relativamente recente, fu completato nel 1942. Questa gola, questo squarcio nella terra, è ben impressa nell’occhio interno della gente del posto. Prima del ponte, per raggiungere l’altra parte, se mai ce ne fosse stato bisogno, bisognava fare il giro largo e passare per il guado. E allora sì che risultava lontano e forse per alcuni anche inutile andarci. Tanto la città è tutta lì, si è sviluppata prima del ponte e tutti i commerci, le abitazioni, gli istituti amministrativi, la stazione, le scuole, e anche il castello quando c’era il castello, si trovano uno accanto all’altro, incastrati nei vicoli del centro. Perché quel dirupo per i rumilliani era una protezione, come un magico confine li proteggeva dalle invasioni, nessuno poteva entrare in città in sordina e coglierli alla sprovvista. 

Il rumilliano lo sente che quelle due parti di terra non dovrebbero essere unite, che non gli appartiene l’altra zona della città, e così, molto semplicemente, non la frequenta, anche sapendo che dal centro città ci vogliono soli quattro minuti per arrivare al di là del ponte. E così capita che ti dicano “ah, siete dell’altra parte del ponte…”, “ma quel ristorante non era chiuso di domenica?” -un anno fa era chiuso di domenica- “volevo venire l’altra sera, ma poi avevo paura di venire da sola”. E così capita che i commerci aperti dopo il ponte non abbiano resistito, e così capita che in quei commerci la gente ci sia andata ad abitare. E così oggi, in Rue du Pont Neuf, la gente vive nei negozi.

Conclusione

Tra questi ovviamente ci sono anche io che vivo in un ristorante situato nella stessa via, ma questa è un’altra storia.

Giusto un breve articolo per una piccola curiosità che volevo condividere con voi.

Chissà quanti di noi, nelle rispettive città o nei rispettivi paesi, frequentano sempre e solo la stessa zona. Io lo facevo quando vivevo a Pordenone. Frequentavo solo Corso Vittorio Emanuele II, Corso Garibaldi per me non esisteva, andarci era come uscire dalla città. Corso Garibaldi non ha i portici e questa cosa mi faceva sentire esposta. Invece, Corso Vittorio Emanuele II è più raccolto, con i suoi edifici storici e le viuzze che nascondono osterie brulicanti di gente, con vino a poco prezzo. E voilà, alla fine neanche io mettevo piede nell’altra parte della città.

Scrivetemi quali sono i vostri posti vicini ma troppo lontani emotivamente per poterli raggiungere.

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Anna

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