Come andare nel deserto del Sahara

In questo articolo troverete consigli, percorsi e indicazioni utili su come andare nel deserto del Sahara.

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Quando da piccola, sfogliando i libri di geografia, scoprii l’esistenza del deserto del Sahara, provai un tale senso di meraviglia da annoverarlo fin da subito tra i luoghi magici del mondo in cui sarei dovuta andare. 

Il deserto, con le sue leggende, storie e avventure, lavora nell’immaginario di chi come me ne nasce lontano. Scava scava dentro di noi finché non crea uno spazio tutto per sé dove insediarsi; così, seppur lontano, già ci abita. Portandone dentro il solco ci pare di conoscerlo, di figurarcene le forme, e come con tutte le cose che si desiderano da lontano ci si aspetta davvero tanto nel raggiungerle, ci si aspetta di essere travolti, scossi, d’esser turbati dalle emozioni per rendere vero e autentico quello spazio che scavando aveva preso parte al nostro immaginario e già ci faceva trepidare. Invece, poi, una volta giunti sul posto, di fronte al concreto dell’immagine, il tutto avviene sempre in dei modi molto più naturali e umani rispetto a quell’emozione cercata e forse costruita all’interno di quella cava dell’infanzia, perché poi la realtà si impone fuori e dentro e ci muta l’immaginazione.

Questo è successo anche col magico deserto del Sahara di cui leggevo nei libri di geografia quando ero piccola. Il Sahara mi ha permesso di esserci per poi lasciarmi, forse prendermi e tenermi con sé. Non mi è dato sapere, perché ciò che accade laggiù non si conosce e non si può dire.

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Come andare nel deserto del Sahara

Per andare nel deserto del Sahara, a meno che non siate escursionisti esperti, dovete affidarvi a un tour organizzato.  I tour nel deserto sono uno dei pilastri del mercato turistico marocchino. Le agenzie turistiche sono onnipresenti ed offrono una svariata offerta di percorsi e soggiorni nel deserto.

A parere mio, il modo migliore per sfruttare al meglio quest’esperienza è quello di raggiungere in modo indipendente una delle città alle porte del deserto e, solo una volta arrivati, informarsi sulle diverse offerte proposte dalle agenzie o dagli hotel di riferimento. Le città principali da cui partire sono: Zagora, M’Hamid e Merzouga. Per raggiungerle potete servirvi di un’auto a noleggio, delle corriere CTM e SUPRATOURS (da Marrakech ci sono corse tutti i giorni) o dei taxi collettivi, ma in questo caso dovrete forse cambiare a Ouarzazate. Per informazioni specifiche su come muoversi in Marocco, seguite questo link.

Erg Chigaga o Erg Chebbi?

L’Erg Chigaga e l’Erg Chebbi sono le due grandi dune di riferimento per i tour nel deserto, ma quale scegliere?

L’Erg Chebbi è una grande duna nei pressi di Merzouga. Il lato positivo dell’Erg Chebbi sta nel fatto che può essere raggiunta da soli, senza dover essere scortati da una guida. Proprio per questo motivo, però, è molto più affollata dai turisti e nel suo complesso è meno affascinante dell Erg Chigaga. Il lato positivo è che vi costerà molto meno, in quanto pagherete solo il pernottamento nell’accampamento.

L’Erg Chigaga, invece, è il grande deserto, raggiungibile solo in 4X4 su percorsi non tracciati nel mezzo del deserto roccioso. Tutti si chiedono come facciano le guide ad orientarsi in questo luogo, la guida risponderebbe che ha il GPS nella testa. Le uniche tracce che si riscontrano sono quelle lasciate da altri fuoristrada, ogni tanto qualche edificio abbandonato, tra cui una scuola pensata per i nomadi, dal nulla la famosa oasi sacra o una tenda dei nomadi. Per arrivare a Chigaga ci vogliono circa 3 ore e si passa per M’Hamid, l’ultimo villaggio prima di addentrarsi nel deserto.

Costi di un Tour nel Deserto

Per andare a Chigaga bisogna per forza rivolgersi alle agenzie. Le formule offerte sono diverse e il prezzo varia in base al numero di notti e al percorso prescelto. Si può, per esempio, andare solo a Chigaga una notte o fare più accampamenti e spostarsi poi col dromedario.

La formula scelta da me comprendeva una notte a Chigaga, la guida che dall’hotel mi ha scortata fino all’accampamento, la cena, il pernottamento, una passeggiata col dromedario, la colazione e altre piccole tappe durante il percorso, tra cui il villaggio di Tamgroute dove si trova la prima biblioteca costruita nel deserto e uno dei più importanti laboratori di ceramica marocchina.

I costi sono relativamente elevati, ma più sarete e meno pagherete. Se siete soli o in coppia, vi consiglio di aggregarvi ad altri viaggiatori in modo da dividere la spesa. Io sono stata il terzo incomodo di una coppia olandese e per una notte a Chigaga abbiamo speso 100 euro a testa (in realtà io ho speso ancora meno, perché conoscevo i gestori). Se andate da soli potreste anche spendere sui 200 euro, ma tutto dipende dalla formula prescelta. Una volta sul posto, vi conviene valutare più offerte e parlare con i gestori dell’albergo in cui dormite, ai quali potreste anche domandare di creare un gruppo con altri clienti.

Quando andare nel deserto del Sahara

I mesi migliori per andare nel deserto del Sahara sono ovviamente i meno caldi e i meno freddi, come la primavera o l’autunno. D’estate, tra l’altro, i tour nel deserto sono sospesi. Un altro periodo interessante è quando ci sono i festival di musica. Ogni anno, sia a maggio sia a ottobre/novembre ci sono due grandi festival di musica tradizionale nel deserto. I gruppi più importanti del mondo arabo e africano partecipano a questi eventi, esserci dev’essere indimenticabile.

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Come vestirsi nel deserto del Sahara

Nel deserto fa caldo anche se non fa caldo, il calore è secco e il sole è molto forte. Se siete dentro il 4X4 vi è anche indifferente, penserete voi, invece ci sono delle tappe prestabilite dove scenderete per ammirare il panorama e, credetemi, una volta là fuori sentirete il sole spaccarvi la testa. In più, all’accampamento l’unico luogo dove ripararvi saranno le tende, le quali scaldate a dovere dal sole non vi saranno d’aiuto.

Per questo tipo di escursione, soprattutto se è previsto un percorso col dromedario, non potete eccedere col peso, vi basterà uno zaino con le cose basilari. Quindi, premettendo che l’accampamento è provvisto di tutto (letto con coperte, bagni e docce), partiamo direttamente con il solito e pratico elenco:

Cosa portare nel deserto:

  • Acqua
  • Acqua
  • Acqua: per l’acqua dovete arrangiarvi, ognuno deve portare i propri rifornimenti. In base ai giorni in cui vi fermerete, caricatevi bottiglie anche in eccesso, non si sa mai.
  • Vestiti leggeri ma coprenti
  • Felpa e giacca per l’escursione termica serale.
  • Pantaloni lunghi, soprattutto se salite sul dromedario: i peli del dromedario sono duri e potrebbero crearvi delle abrasioni.
  • Scarpe da ginnastica
  • Sandali leggeri o ciabattine: consigliate solo per chi si ferma per più giorni, sono utili da usare nell’accampamento o nella doccia.
  • Un asciugamano o un telo da doccia, vedete voi.
  • Chèche (Tagelmust): trattasi del turbante dei nomadi. Questa è d’obbligo, oltre a sostituire il cappellino e proteggervi la testa, con la chèche potrete coprirvi la bocca e il naso nel caso di tempesta di sabbia o vento. 
  • Crema solare
  • Carta igienica e fazzoletti.
  • Pila: potrebbe servirvi per raggiungere il bagno di notte, anche se il cielo è talmente stellato da illuminare come al crepuscolo.
  • Una batteria portatile: il telefono ovviamente non prenderà ma se lo usate per fare foto, ve la consiglio.
  • Medicine basilari: nessun antidoto tranquilli, gli scorpioni escono solo d’estate inoltrata.
  • Occhiali da sole coprenti
  • Occhiali o lenti a contatto? Per chi è cecato come me, le lenti potrebbero provocare dei problemi, ma questo dipende dalla situazione meteorologica. Quando sono andata io, non c’era un filo di vento e non ho avuto alcun tipo di problema con la sabbia, né sugli occhi né da nessun’altra parte, quindi ho tranquillamente tenuto le lenti a contatto, anche perché non avevo occhiali da sole graduati. Alcuni dicono che la sabbia entra ovunque, è una maledizione fastidiosa del creato e bisogna andare nel deserto col kit di sopravvivenza. Bah, io sarò stata fortunata ma per me andare nel deserto è stata una delle cose più semplici mai fatte e non ho avuto nessun problema.
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Esempio di tour nel deserto

Per il mio tour nel deserto sono partita da Amezrou, un paese nei pressi di Zagora. Come vi ho già detto, per risparmiare mi sono aggregata a una coppia di olandesi. Il 4X4 è venuto a prenderci direttamente dal luogo dove alloggiavamo. Siamo partiti verso le dieci e mezza del mattino e ci siamo fermati subito alla prima tappa del percorso: Tamgroute.

Qui, ci aspettava una guida per farci fare un giro molto dettagliato dell’antica Kasbah sotterranea. La Kasbah è un’abitazione fortificata in terra e paglia, tipica del sud del Marocco. Questo tipo di costruzioni accoglievano all’interno la gente del villaggio con lo scopo di proteggerla. 

Dopodiché abbiamo proseguito la visita nella Biblioteca di Tamgroute. Fondata nel XVII secolo, è stata la prima biblioteca del deserto e al suo interno custodisce opere antichissime che risalgono al XI secolo, tra cui alcuni Corani scritti su pelle di gazzella. Fuori dalla biblioteca ci aspettava un signore anziano in carrozzina, vestito col tipico djellaba ma sfoderando sul volto dei Ray-Ban che lo rendevano a tutti gli effetti un personaggio tarantiniano. Accompagnato da un giovane ragazzo, il vecchio senza troppi convenevoli ha subito iniziato a fornirci, col tipico volume di voce di chi ha perso l’udito, nozioni storiche e informazioni casuali sui libri esposti, indicando un po’ a casaccio le vetrine e cambiando lingua ad ogni frase. Il risultato è stata una sequenza di coordinate sintetiche in francese, inglese, italiano, tedesco, arabo, ecc. I volumi conservati sono veramente meravigliosi ma lui è quello per cui vale veramente la pena visitare la biblioteca. (Terminato il giro, ci hanno chiesto di lasciare 10 dirham per la breve visita, il corrispettivo di neanche un euro).

tamgroutePoi, ci siamo diretti al laboratorio di ceramica di Tamgroute, ancora oggi uno dei più importanti del paese, dove si lavora la terra utilizzando un antico metodo importato da Fèz, che dà vita ai tipici manufatti di colore verde del sud marocchino. Ogni procedimento è eseguito a mano garantendo il valore di questo artigianato.

Mentre ci aggiravamo per seguire le varie fasi di lavorazione, alcuni bambini hanno cercato di venderci dei piccoli animali in terra, ovviamente non abbiamo acquistato niente da loro e non fatelo neanche voi. Dargli i soldi, incentiva solamente questo tipo di comportamento nocivo prima di tutto per loro stessi, poi per il mercato turistico e infine per l’immagine del Marocco.  Abbiamo concluso il giro nella boutique dove si vendono gli oggetti prodotti dal laboratorio e dove cercheranno di farveli comprare, ma potete tranquillamente rifiutare senza problemi.

Finalmente siamo ripartiti, con un autista diverso dal precedente, Salah, che per tutto il tragitto ci ha informato con entusiasmo e gentilezza di ogni aspetto del percorso. Ci siamo fermati all’ultimo villaggio per comprare qualcosa da mangiare per il pranzo, consumato poi sotto uno dei radi arbusti del deserto. Risaliti in macchina abbiamo proseguito il viaggio verso le grandi dune, fermandoci solo per ammirare il paesaggio in alcuni punti panoramici, per camminare nell’oasi sacra e per prendere il tè nella tenda dei nomadi.

come andare nel deserto del saharaArrivati all’accampamento, davvero bello e ben organizzato, siamo subito montati sui dromedari per fare una breve passeggiata e ammirare il tramonto tra le dune. Cavalcare il dromedario richiede un minimo di attenzione, si è sballottati di qua e di là e durante le discese o ti tieni a dovere o tuffati pure di testa sulla sabbia e falla finita lì. Detta tra noi, dopo esserci salita e aver visto questo povero animale obbligato a tenermi in groppa quando invece c’aveva una fame da matti e ad ogni ciuffetto d’erba che intercettava si fiondava a strapparlo scortandomi da una parte all’altra, mi ha definitivamente convinto di star facendo una cosa stupida da turista e con tutta la mia goffaggine mi sono fatta il ritorno a piedi.

Ritornati all’accampamento abbiamo cenato nella zona ristorante, dove ci ha fatto compagnia anche un enorme scarabeo. Dopo cena, ci hanno invitati intorno al falò per suonarci le tradizionali canzoni berbere, sotto un cielo meravigliosamente stellato.

La notte nel deserto è bellissima e complicata. Per me non è stato semplice dormire, il silenzio era così pesante che il ticchettio della sabbia portata dal vento sulla tenda ha scatenato le mie più recondite paranoie, l’inquietante ragliare degli asini lontani nella notte mi ha trasportata in una dimensione esoterica e i miei sogni, viaggi astrali sciamanici accompagnati da sogni lucidi e paralisi notturne, mi hanno forse, ma anche no, fatto rivelazioni inconsce. Fatto sta che il mattino dopo tutti erano tranquilli e beati, invece a me sembrava di uscire da un’altra dimensione con le mie occhiaie segnate, i capelli arruffati e il pensiero di essere morta da qualche parte durante la notte.

Ci siamo svegliati prima dell’alba per salire sulle dune più alte e ammirare il sorgere del sole. Poi abbiamo fatto colazione, io come se avessi subito un trauma, gli altri estasiati a favorire di formaggio, frutta e spremuta d’arancia, e infine siamo ripartiti.

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Conclusione e giudizio personale

Personalmente non amo i tour turistici, quindi non sono riuscita ad apprezzare davvero ogni momento di questa esperienza. Mi è parso tutto un po’ troppo impostato e artefatto, come la pausa alla tenda dei nomadi, per esempio, dove fuori dalla tenda sedeva una piccola nomade molto timida e in disparte, in attesa dei turisti di passaggio; o il falò con la musica, davvero gradevole ma molto forzato. Tuttavia, l’incontro col deserto è stato talmente importante da ridonarmi quell’ entusiasmo che si prova a contatto con un mondo totalmente differente dal proprio.

Questo è solo l’esempio di un tour nel deserto del Sahara. Io ho scelto Chigaga perché volevo vedere le dune più alte e addentrarmi il più possibile nel deserto, quasi al confine con l’Algeria, ma se non si hanno abbastanza soldi da spendere, Merzouga è un’ottima alternativa.

Per qualsiasi altro dubbio, scrivetemi pure tramite la mia pagina facebook.

Buona escursione

Anna

Viaggio in Marocco
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